Quella della sfera femminile legata alle problematiche di salute, della contraccezione, dei metodi abortivi, della informazione relativa alla sfera sessuale in genere, sono argomenti assolutamente da evitare in questo paese. Però questo non significa che le persone non sappiano come muoversi in questo ambito. Grazie all’evento internet, molte donne si sono evolute, conoscono, anche se poi resta difficile intraprendere una discussione a tale proposito, ma sono informate tanto quanto basta per poter raggirare l’ostacolo. Per questo ho ritenuto opportuno portarvi degli esempi realmente accaduti strettamente correlati fra loro, oggi tratterò: DONNA E SALUTE, per poi analizzare nelle volte successive la sfera DONNA E SESSUALITA’ per concludere con DONNA E METODI CONTRACETTIVI. Ogni fatto riportato nella rubrica “Donne Orientali di RD” sono episodi realmente accaduti. Per ragioni di sicurezza e nel rispetto delle protagoniste i nomi saranno di fantasia. Gli uffici ministeriali del sultanato dirigono e controllano in modo capillare ogni ospedale, ogni farmacia, ogni referto, una vera e propria CIA pronta a denunciare ogni caso sospetto. Non esiste privacy, per cui ogni referto, ogni informazione viene concessa a chiunque. Non esistono medici di base con dei veri studi per l’accoglienza dei pazienti, occorre pertanto rivolgersi in ospedale. Gli ospedali statali lavorano in modo arcaico, poco professionale, e spesso privi di sufficienti concetti medici. Le persone per lo più si rivolgono alle strutture private. Gli edifici sono meravigliosi, l’accoglienza si fa desiderare, le file sono interminabili, e si paga la prestazione prima di essere visitati, senza sapere chi sarà a controllarti, se un cardiologo, un oculista, o semplicemente un tirocinante. I medici non rispondono alle domande, controllano semplicemente l’aspetto, ascoltano la tua richiesta o anamnesi, poi in assoluto silenzio compilano una ricetta chilometrica stracolma di nomi di farmaci, senza specificare posologia, iterazioni, o altro. Solitamente per un comunissimo raffreddore sono in grado di prescriverti antibiotici con dosaggi da cavallo, la posologia è a discrezione del farmacista. Ho una amica con un tumore al seno, giovanissima appena 27 anni. Il medico –uomo- non l’ha neppure visitata. Ha controllato i referti di un precedente ospedale, ha iniziato a scrivere una ricetta lunghissima, poi ha iniziato con domande a mio avviso assurde. “Dove vivi, che lavoro fai, sei sposata, dove è tuo marito o tuo padre.” Maledetta me, mi sono detta! Io che non riesco a tacere innanzi a queste assurdità. ..così ho preso la parola in modo secco e perentorio. “Non mi pare che queste domande siano pertinenti al caso fisico di questa giovane donna, dottore. Le chiedo per cortesia di sottoporla ad una ecografia di controllarla e di indirizzarci da un oncologo. Grazie.”Il medico mi guarda con sfida e per contro mi domanda se io sia medico e se si in quale specializzazione io mi sia laureata. Rispondo energicamente di non esserlo, ma con buone probabilità neppure lui. Insiste nel fare domande imbarazzanti alla mia amica, estremamente stanca, estremamente malata. Finisce col chiederle se sia ancora vergine, poi con un sogghigno si risponde da solo abbozzando un : “ non credo”. La ragazza non parla inglese, o meglio dice di non parlarlo, evita così mille problemi, ma io so perfettamente che lei sta capendo ogni cosa. Usciamo dalla clinica, nessuno ha visitato la ragazza, nessuno che le abbia rivolto una domanda diretta senza che prima questa domanda non passasse attraverso me. Nessuno che l’abbia salutata, nessuno che le abbia controllato quel seno. Solo farmaci da prendere, vedo segnato del valium da 5 mg. In Italia non esiste neppure quel dosaggio ! Il medico ha riferito di trovarla molto depressa e capricciosa, per cui ritiene opportuno farla dormire un po’. Lui scambia un cancro per depressione. Una volta in auto, nel traffico anarchico dei paesi orientali, prendo a parlare con lei. Finalmente mi risponde in inglese. Un perfetto inglese. “ Ho deciso di portarti in Italia” le dico. “Lasciami organizzare il tutto. Non temere ti salveranno.” Mi risponde “ Non devi arrabbiarti con quei medici, sono tutti così. Se devo morire morirò sarà la volontà di Allah.” “No, non dire questo, cercheremo il miglior medico che possa operarti, intraprenderemo una terapia giusta per te, poi starà alla tua volontà fare il resto. Non sopporto chi molla” le aggiungo. Alzo il volume della radio, stanno passando una canzone araba favolosa proviamo a cantarla assieme, io invento tutte le parole ! Abbasso il finestrino e lancio tra la sabbia arida la scatola di valium da 5mg. La vedo ridere di gusto. Sappiamo entrambe che non occorrerebbe assumere benzodiazepine, occorre una terapia mirata, e soprattutto ,maggior considerazione da parte della famiglia e dei medici. Occorre realmente poco a queste giovani donne. Appena una parola, un saluto, uno sguardo amico. In occidente, in Europa si tende a dare per scontato tutto questo. In verità ci si ammala di scarsa considerazione in quei paesi. E non vi è cura alcuna, che possa debellare quel tipo di carcinoma. J.Abdul Radhia è stata operata in Italia con esito positivo. È rientrata nel suo paese, lavora e spera un giorno di avere due gemelli!
Milena Renzi scrittrice
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